Escursioni e Trekking ad Alghero, Diving e Siti Archelogici

Da Vedere

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 RICHIEDI INFORMAZIONI - Nuraghe Palmavera
 RICHIEDI INFORMAZIONI - Chiesa di San Francesco
 RICHIEDI INFORMAZIONI - Grotte di Nettuno
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To Visit


RIVIERA DEL CORALLO

La Rada di Alghero è nota anche come Riviera del Corallo, in quanto nei suoi fondali è presente una enorme quantità di corallo o oro rosso, utilizzato dai migliori orafi per la creazione di meravigliosi gioielli dal valore e dalla bellezza unici.
La lavorazione del corallo è considerata, oggi, una delle attività artigianali più importanti della città. Ma il motivo per cui migliaia di turisti sbarcano ogni anno in Sardegna per visitare Alghero è sicuramente dovuto alla presenza di una bellissima costa, di lunghe spiagge dalla sabbia candida e dal mare limpido, di tradizioni popolari diverse da quelle tipicamente sarde e più vicine alle catalane.

FERTILIA

A soli sei chilometri da Alghero si trova Fertilia, una borgata fondata nel 1937 che ancora oggi conserva quell'architettura sobria e razionalista del periodo fascista, ispirata alle città giardino di Ebenezer Howards.
Da visitare il ponte romano che attraversa lo stagno del Calich e la chiesa parrocchiale di San Marco, patrono della città, luogo di culto di Fertilia. La borgata è conosciuta inoltre perché nelle sue vicinanze si trova l'aeroporto omonimo che collega il resto d'Italia alla riviera del Corallo.

GROTTE DI NETTUNO

Scoperte nel XVII sec. da un pescatore locale, fin da allora sono meta di numerosi visitatori. Di origine carsica si aprono sul versante nord-ovest del promontorio di Capo Caccia per una estensione di circa 4 km, di cui solo una piccola parte aperta al pubblico. Raggiungibili sia via mare dal porto di Alghero e dal piccolo molo della Dragunara, sia via terra attraverso l'Escala del Cabirol (la scala del capriolo), terminata nel '59 per poter accedere alle grotte anche in giornate di mare mosso.
All'interno i laghi, le sculture naturali, e le concrezioni disegnate dal tempo affascinano il visitatore lasciando un ricordo indelebile nel tempo. Particolarmente suggestivo è l’ambiente chiamato “Tribuna della Musica”: una balconata che consente di affacciarsi sul laghetto interno Lamarmora. Il nome, infatti, deriva da una piccola orchestra che veniva qui sistemata in occasioni di particolare importanza e che consentiva ai visitatori di organizzare delle danze nella spiaggetta sottostante.

COSTA DEI GRIFONI

Il regno dei grifoni è lo splendido tratto di costa che da Alghero arriva fino a Bosa.
Se lo si provasse a immaginare lo si immaginerebbe proprio cosi com'è: roccioso, aspro e frastagliato, a picco sul mare di sottostante.
Una delle pochissime colonie rimaste in Europa dell'avvoltoio dal collo bianco nidifica proprio qua, su queste pareti a picco sul mare. È facile avvistarlo, percorrendo la litoranea, mentre disegna lento i suoi ampi cerchi nel cielo di Sardegna.

SPIAGGIA LE BOMBARDE

Una delle più belle spiaggie della Sardegna nord-occidentale, si trova a circa 10 Km da Alghero. La sabbia bianchissima che scivola nelle sue acque cristalline è circondata alle due estemità da roccie vulcaniche e macchia mediterranea dai profumi inconfondibili. Dotata di ampio parcheggio, alle sue spalle una bellissima pineta le fa da cornice.
Una tappa obbligata per chi cerca una giornata di relax sul mare di Alghero.

SITI ARCHEOLOGICI

Nuraghe Palmavera.
Tra i più importanti e fruibili complessi nuragigi della Sardegna, ll nuraghe di Palmavera è costruito con blocchi di calcare ed arenaria ed è costituito da un corpo centrale con due torri, un antemurale e un villaggio di capanne. Fu edificato in varie fasi.
Le più antiche strutture, datate ai secoli XV-X a.C., sono la torre maggiore ed alcune capanne. La torre, con ingresso ad E-N/E, di diametro esterno m 10, residua per m 8 di altezza. La camera interna conserva integralmente la volta a "tholos" e presenta due nicchie laterali trapezoidali; nella parete di fondo, sopraelevato di circa m 3 sul pavimento, si apre il vano ogivale della scala che conduceva al piano superiore ed al terrazzo.
Informazioni:
Orario: aprile-ottobre continuato dalle 9,00 alle 19,00 (possibilità di visite notturne nei mesi estivi); novembre-febbraio dalle 10,00 alle 14,00; marzo dalle 9,30 alle 16,30
Su prenotazione sono disponibili visite nelle principali lingue straniere. Apparecchio elettronico per percorso audioguidato.

Necropoli di Anghelu Ruju.
Si tratta della più vasta necropoli della Sardegna prenuragica[1].La necropoli fu scoperta casualmente nel 1903 durante gli scavi per la costruzione di una casa colonica nell'area della azienda vinicola di Sella&Mosca. Furono in quell'occasione trovati un cranio umano e un vaso tripode.
In seguito a questi ritrovamenti l'archeologo Antonio Taramelli effettuò, l'anno seguente, i primi scavi del sito su dieci domus de janas. In seguito ne vennero alla luce altre 21 ed ulteriori lavori di ricerca portarono a 38 le domus scoperte; i picchi di pietra utilizzati per scavarle furono ritrovati numerosi all'interno delle tombe.
I numerosi ritrovamenti (vasi, statuette di dea madre, armi, vaghi di collana ed altro ancora) permettono di ascrivere la necropoli al Neolitico finale (Cultura di Ozieri 3200-2800 a.C.) e attestano il suo utilizzo fino nell'età del Rame e del Bronzo (culture di Abealzu-Filigosa, di Monte Claro, del Vaso campaniforme, di Bonnanaro: tra il 2800 e il 1600 a.C.). La necropoli è costituita da due gruppi, di 7 e 31 unità, di domus de janas ipogee; una soltanto è monocellulare mentre le altre hanno planimetrie più articolate e una di esse contiene fino a undici vani. Sono del tipo "a proiezione verticale e orizzontale", ossia accessibili attraverso un pozzetto verticale oppure un dromos discendente, quasi sempre provvisto di gradini che immettono nel vestibolo.
Informazioni:
Orario: aprile-ottobre continuato dalle 9,00 alle 19,00 (possibilità di visite notturne nei mesi estivi); novembre-febbraio dalle 10,00 alle 14,00; marzo dalle 9,30 alle 16,30
Su prenotazione sono disponibili visite nelle principali lingue straniere. Apparecchio elettronico per percorso audioguidato.

Villaggio Nuragico Sant'Imbenia.
Il complesso nuragico di S.Imbenia è costituito da un nuraghe complesso, formato da una torre centrale, due minori ed un bastione, e da un villaggio di capanne, solo parzialmente esplorato e messo in luce in seguito a lavori di sistemazione del campeggio, avvenuti negli anni 80'. Il nuraghe si presenta in condizioni di conservazione non ottimali e d'altra parte non è stato ancora oggetto di approfondite analisi scientifiche. L'importanza del complesso risiede infatti principalmente nel villaggio, lo scavo del quale ha permesso di trarre importanti informazioni sia sulla storia del sito che, ad un livello più ampio, sui rapporti tra i nuragici e genti di provenienza orientale agli inizi dell'Età del Ferro.
Il villaggio, costruito più recentemente rispetto al nuraghe, fu abitato nell'arco temporale compreso tra il XV e il V sec.a.C. circa, periodo che si può suddividere in tre fasi principali: Bronzo Medio Finale (1400-1300 a.C. ca), Bronzo Recente e Finale (Fino al 1000 a.C. ca.) e Bronzo Finale-Ferro I (1000-700 a.C. ca.).
La fase che ha suscitato maggiore interesse dal punto di vista scientifico è quella più recente, testimoniata da ceramiche nuragiche ma anche d'importazione, in particolare fenicie e greche, la presenza delle quali unitamente ad altri fenomeni ha portato gli studiosi a ipotizzare la presenza stabile di genti di provenienza orientale all'interno del villaggio.
Tra le capanne che sono state messe in luce nel corso degli scavi, alcune si presentano particolarmente interessanti: la "capanna con bacile", caratterizzata dalla presenza di un grosso bacile emisferico di pietra, la "capanna dei ripostigli" che deve il suo nome al ritrovamento, all'interno di essa, di due anfore vinarie riutilizzate per contenere dei piccoli lingotti di rame. Ciò che ha molto colpito è che queste due anfore, molto simili esteriormente ma fabbricate l'una al tornio l'altra a mano hanno una forma tipicamente fenicia, ma presumibilmente quella fatta a mano è un prodotto locale che imita le anfore fenicie. All'interno di questa capanna è stata rinveuta anche una vasca di pietra di forma rettangolare.

CHIESA DI SAN FRANCESCO

Mancano fonti documentarie che attestino l'impianto del complesso di San Francesco, che rappresenta uno dei monumenti più affascinanti e significativi dell'architettura tardogotica e rinascimentale in Sardegna.
Gli studiosi ne hanno collocato la fabbrica tra il 1480 ed il 1598. Nel 1488 il pittore tolosano Joan Barcelo preparava la doratura delle tavole del retablo da collocare nell'altare maggiore della chiesa, fatto che autorizza a ipotizzare che almeno quest'ultima fosse già costruita. Dallo storico seicentesco Francisco de Vico si apprende di un crollo avvenuto nel 1593, che coinvolse il corpo centrale della chiesa e diverse cappelle; il tutto fu ricostruito entro il 1598.
Il complesso di San Francesco oggi si presenta frutto di queste due fasi edificatorie. La parte più antica è il chiostro, della fine del XV secolo, a pianta rettangolare con archi a tutto sesto su pilastri cilindrici e ottagonali sormontati da capitelli leggermente decorati. Allo stesso periodo risale il campanile, che parte da una base quadrata per proseguire con sezione ottagonale nei piani alti, terminanti con una guglia.
La chiesa oggi è a tre navate, scandita da archi a tutto sesto su pilastri, con cappelle laterali e abside poligonale. La navata centrale è voltata a botte, mentre le navatelle hanno volte a crociera. Della fabbrica tardogotica, mononavata, restano il presbiterio pentagonale con volta stellare (della stessa altezza della navata centrale), a cui si accede attraverso un arco trionfale costituito da un'arcata su pilastri a fascio, le cappelle vicine al coro (tre a d., due a s.) e quelle vicine alla facciata (una a d. ed una a s.). La seconda cappella di s. vicina al presbiterio ha volta stellare. Sono da notare alcuni dei capitelli negli archi di ingresso delle cappelle stesse, con elaborate raffigurazioni antropomorfe e fitomorfe tipiche dei motivi decorativi di marca gotico-catalana.
Tutta la parte centrale della chiesa è stata ricostruita nel XVI secolo, quando si aggiunsero le navate laterali e si adeguarono le arcate all'ampiezza delle cappelle precedenti. La facciata, non perpendicolare all'aula, presenta un portale cinquecentesco architravato, decorato con lo stemma francescano contornato da una serie di motivi ornamentali, al di sopra del quale si apre un rosone a dodici raggi raccordati da archetti a sesto acuto.

CATTEDRALE DI SANTA MARIA

La cattedrale di Santa Maria Immacolata[1] è una delle principali chiese di Alghero. È la cattedrale della diocesi di Alghero-Bosa (la concattedrale si trova a Bosa).
Risalente al XVI secolo, si trova nel centro storico della città, di cui è uno dei principali monumenti.Nel 1503 il papa Giulio II promulgò una bolla con cui si attuava una profonda revisione delle diocesi sarde, fortemente voluta dal sovrano Ferdinando II. Le tre piccole diocesi di Castro, Bisarcio e Ottana vennero unite e incorporate nella nuova diocesi di Alghero.
Alghero, elevata al rango di città nel 1501, era allora priva di un tempio abbastanza grande da fungere da cattedrale e i vescovi della nuova diocesi non vi risedettero sino agli anni '30 del XVI secolo, epoca a cui si fa risalire l'inizio della fabbrica del Duomo. La durata notevole della sua costruzione si rileva nella commistione notevole di stili, anche se può considerarsi prevalente il gotico catalano.
Entro il 1550 erano probabilmente conclusi l'area dell'abside con il coro e le cinque cappelle radiali e il soprastante campanile, a canna ottagonale, con il sottostante portale. Nel corso degli anni '50 la costruzione proseguì ad opera dell'architetto militare Rocco Cappellino, cremonese, che applicò al tempio elementi tardorinascimentali visibili nell'ultima cappella a sin delle cinque cappelle radiali, nell'ampia aula longitudinale divisa in tre navate e nel vasto transetto. Il Duomo era aperto al culto, anche se non terminato, nel 1593, quando vi si celebrarono alcune ordinazioni sacerdotali. Dopo la copertura dell'aula in stile rinascimentale, nel 1638 si provvedette alla copertura del transetto e alla costruzione della cupola ottagonale sopra il presbiterio.Nel 1730 la chiesa, dopo essere stata ornata da artistici arredi marmorei in seguito ad imponenti e interminabili lavori di restauro, venne riconsacrata e solo nel 1862 si costruì la nuova facciata neoclassica in sostituzione di quella tardorinascimentale.







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